mercoledì 25 luglio 2012

Singapore, giungla ammaestrata

Il caldo. Il caldo é la cosa che per il momento risulta essere più evidente. Un caldo bagnato, che ti confonde, ti immobilizza, ti instupidisce. Un caldo contro il quale nessuna aria condizionata puó confrontarsi. Ti aspetta là fuori, non importa che ora sia.

Ho un albergo nei dintorni di Orchard Rd., che leggendo da casa sembrava essere the place to be, mentre invece non é niente. Lunghe file di negozi d'alta moda italiana si affacciano su una via puzzolente e trafficata. Donne asiatiche elegantissime entrano ed escono con disinvoltura da negozi che sono veri e propri capolavori, con pareti colorate in vetro soffiato, luci e fiori. Anche le americane comprano come indemoniate, ma la loro immagine mi rovina il quadretto.

I centri commerciali uno dopo l'altro inondano di aria condizionata la strada, che davanti a quelle vetrine sembra quasi avere un che di primaverile.

Fiori. Fiori ovunque e non ho ancora visto i Botanic Gardens. Alberi altissimi, palme, banani, scoiattoli, muschi. La città lucida e di luce, che in ogni angolo ci ricorda quanto sia bello vivere a Singapore (Love Singapore, our home) sembra come costretta dentro queste architetture perfette. Alberi e piante, con la forza dell'umidità, cercano ovunque di conquistare un po' di spazio, di uscire dal perfetto carré 1 m x 1 m che é stato loro assegnato.

A Singapore restano ancora qualcosa come 72 ore di tempo per convincermi a non relegarla fra quelle città che "sono contenta di aver visto, ma non ci tornerei".

Raffles Hotel, 1 Beach Rd. Singapore

 

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